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La storia del Fiano, con ogni probabilità, ha inizio con l’arrivo dei coloni greci sulle coste campane. All’acme dell’impero romano, i cosiddetti vitigni apiani (antico nome del Fiano), furono oggetto di una campagna di diffusione su tutto il territorio regionale. I vini apiani furono esportati in tutto il mondo antico. Non di rado, ancora oggi, vengono ritrovate anfore in siti archeologici sparsi per il mediterraneo, che sono riconducibili alla produzione vinaria campana e nello specifico alla vinificazione delle uve apiane. In particolare, i romani capirono che la zona di Lapio – l’antica Apia – sulle colline ad est di Abellinum, era un’area fortemente vocata per questa varietà di uve. Nacque così l’Apiano, un vino di altissima qualità.

Ci sono diverse teorie sull’origine del nome. Le più diffuse raccontano di un riferimento diretto alla citta di Apia o alla particolare dolcezza degli acini, i quali evidentemente attiravano le Api.

Antichi documenti citano questo meraviglioso vitigno e risalgono al XII secolo inoltrato quando sia Federico II di Svevia, che Carlo d’Angiò ne documentano l’esistenza. Nei racconti di Federico II di Svevia c’è un passaggio in cui si fa riferimento alla bontà dei vini della regione e all’ordine di ingenti quantità di Fiano e di Greco, altro vitigno e vino campano famosissimo. Testimonianze scritte del XIII secolo ci raccontano dell’ordine impartito da re Carlo II d’Angiò al proprio commissario di trovare 1600 viti di Fiano da spedire a Manfredonia, al fine di piantarle nelle proprie tenute.

Almeno fino alla fine del XIX secolo, la coltivazione di questo vitigno ha conosciuto una continua crescita e l’omonimo vino ha acquisito sempre maggior prestigio. L’invasione della fillossera ha rallentato, ma non interrotto, la sua ascesa, tanto che, grazie alla passione e al lavoro dei produttori locali, si è giunti alla D.O.C. nel 1978 e alla D.O.C.G. “Fiano di Avellino” nel 2003, il principale vino prodotto con il vitigno Fiano.

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