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Sulle pendici del Vulture – antico vulcano lucano, ormai spento – viene allevato un vitigno dalle origini antiche: l’Aglianico. Pur non essendoci notizie certe sulle sue origini, quest’antico vitigno, si diffuse dapprima in Campania, poi, sempre ad opera delle popolazioni Greche, nell’odierna Basilicata.

In epoca romana, l’Aglianico del Vulture fu narrato da scrittori come Orazio.

Quest’ultimo era originario proprio di Venosa, antico centro sulle pendici del Vulture e riporto nel suo “Ars Vivendi” il godimento che gli provocava una bevuta del vino Hellenico (Aglianico).

Il poeta Orazio è convinto che il vino non è solo vino, è molto di più, è filosofia prim’ancora che bevenda, è ars vivendi

Ed è appunto nel suo Ars Vivendi che scrive:

“Nessuna poesia scritta da bevitori di acqua può piacere o vivere a lungo. Da quando Bacco ha arruolato poeti tra i suoi Satiri e Fauni le dolci Muse san sempre di vino al mattino”.

Il vitigno autoctono Aglianico è coltivato in tutta la Basilicata, ma ha il suo territorio di elezione le pendici del Monte Vulture.

Come abbiamo detto, la sua origine potrebbe risalire proprio in Grecia, dove era chiamato Hellenico. All’acme dell’impero Romano la sua diffusione fu tale da raggiungere tutte le aree meridionali della penisola.

Successivamente, nei secoli del Regno di Napoli, il vitigno assunse il nome di Aglianico.

Testimonianze della antica coltivazione delle viti di Aglianico sono il ritrovamento di alcuni utensili per la vinificazione e alcune anfore per il trasporto del vino, ritrovati nella “pars rustica” di alcune ville romane nel territorio di Venosa, il torchio di epoca imperiale in Rionero in Vulture e le grotte che erano destinate a cantine scavate nel sottosuolo di Barile. 

Aglianico del Vulture il XX secolo.

L’Aglianico del Vulture riscosse successo e fama e venne giudicato “vino di corpo, fragrante, fine” alla “Esposzione Universale di Milano” nel 1906, 

Aglianico è citato tra i migliori vitigni d’Europa, nel 1910 nell’opera monumentale di Ampelografia di Pierre Viala e Victor Vermorel

A partire dal 1930 la legislazione italiana prevede l’attribuzione della classificazione “Vini Tipici”, sino ad allora tutti i vini erano senza indicazione di provenienza, alcuni mediatori crearono le cantine per imbottigliamento del vino lucano, dando origine ad alcune aziende che esistono ancora oggi.

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