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Loro quattro si buttarono per il pendio di Sant’Ambrogio e lo finirono senza danno e vista, ma irata per sé stessi e per la loro incoscienza, con un non più domabile cuore, non si fermarono lì, ma in un lampo salirono al Bricco di Avene e si abbatterono soltanto su quella cresta, in un filare di vigna, dominando la pianura tra Neive e Castagnole. (cit. Beppe Fenoglio). Vigne a perdita d’occhio in un paesaggio che non vede soluzione di continuità. Un clima, un vitigno, una tradizione, un territorio; eppure una moltitudine di declinazioni diverse, talvolta distanti tra loro: sono questi i cru delle Langhe, questi i cru del Barbaresco. Anche se omogenea, la denominazione differisce su base pedologica in due settori con marcata reazione alcalina: i terreni di Treiso, San Rocco Seno D’Elvio e Neive, nella parte a sud dell’abitato, sono caratterizzati da strati di marne compatte grigie alternate a strati di sabbia, le “Formazioni di Lequio” (Tortoniano-Serravalliano); i terreni di Barbaresco e la parte limitrofa di Neive appartengono alle “Marne di Sant’Agata Fossili” (Tortoniano), bluastre calcaree.  La fascia viticola è compresa tra i 150 e i 450 mt. e i vari settori si caratterizzano per microclimi diversificati, influenzati anche dalla vicinanza del Tanaro, come catalizzatore di umidità. Più si sale in quota e più crescono i quozienti di austerità, mineralità, potenza.