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Ci sono vini romantici, loci amoeni, dal sapore antico; fotografie in bianco e nero di parenti di cui hai sentito parlare nei racconti dei tuoi nonni. Vini nei quali il varietale si perde insieme ad ogni tentativo di modaiolo uso del termine terroir, perché tanto sono sono scrigni di ricchezza antropologica, di fatto, patrimoni universalmente riconoscibili, sottesi alla dimensione storico – culturale. 

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina! . . .

E così, nascosto e custodito dalla campagna torinese, Starmà, da Neretto Gentile, Vespolina, Nebbiolo ed altre autoctone il cui ricordo si perde nel tempo, racconta di un cielo chiuso da nuvole e colonne di pioggia lontane che portano sentori umidi, di frutti rossi che mani sapienti hanno imbevuto nell’alcol. Note di zenzero e anice stellato introducono ad un palato terso e gastronomico, che l’affinamento in legno ha nobilitato senza deviare in alcun modo i versi del suo racconto. 

Garage dell’uva – Starmà (Neretto gentile 35%, Vespolina 25%, Nebbiolo 15%, altri vitigni autoctoni

AEDODELVINO