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Dal mare, da terra e dall’alto, da qualunque punto di vista lo si guardi, il Vesuvio è l’emblema del territorio su cui troneggia, generatore di vita e di morte. Trascorrono i secoli, si susseguono le eruzioni, ma le genti continuano a tornare in questo territorio, in un reiterarsi ciclico di vita – morte – rinascita, che è la vera essenza dell’uomo vesuviano. Strutturalmente è un tipico vulcano a recinto, il cui cono esterno (Monte Somma) si è formato in epoca precedente rispetto al cono interno. Posta ad una quota di 1132 m. s.l.m., la Punta Nasone è la vetta più alta dell’antico cono. La ricostruzione ipotetica delle parti erose, dalla plurimillenaria attività vulcanica del Vesuvio, restituirebbe un edificio vulcanico dell’altezza di circa 2500 m. s.l.m. Proprio tra le abitazioni di #Pompei, si conservano numerosi affreschi che descrivono iconograficamente il Vesuvio. Il più famoso, con ogni probabilità, resta quello della Casa del Centenario, in cui è raffigurato ricoperto da una folta vegetazione di vigneti, a testimonianza dell’importante ruolo ricoperto, già in antico, dalla vitivinicoltura. In questo contesto opera l’azienda Bosco de’ Medici, con un parco vigne di 8 ha circa, diviso, come quasi sempre accade in un territorio così frammentario, in particelle tra le quali (la più grande – poco più di 2 ha) spicca il “cru” La Rotonda. Si tratta di una collinetta a sella d’asino, che si erge sotto il Piano del Demonio e che guarda verso sud – est. La natura pedogenetica è la vera “discrimine” di questo cru. Depositi piroclastici da caduta, di colata piroclastica e vulcanoclastica. I suoli profondi della fascia bassa del vulcano, fanno spazio, in questo contesto, ad un accumulo cementificato di materiale piroclastico su cui poggiano le viti (in gran parte a piede franco) dei due vitigni autoctoni, il Piedirosso e il Caprettone. Da questo cru prendono vita il Pompeii Rosso (100% Piedirosso) e il Pompeii Bianco (100% Caprettone).

                  AEDODELVINO